Studio Legale Mongiovì

Informazione giuridica a cura dell'Avv. Danilo Mongiovì

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Cassazione Civile, sez. II, 29-02-2008, n. 5605




Cassazione Civile, sez. II, 29-02-2008, n. 5605

FATTO E DIRITTO

R.L. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza del Giudice di Pace di Roma dep. 27 settembre 2004 con cui veniva rigettata l'opposizione dalla medesima proposta avverso il verbale di contravvenzione per avere sostato il veicolo senza esporre il titolo di pagamento.

Il Giudice di Pace respingeva l'eccezione sollevata al riguardo dall'opponente - secondo cui la norma di cui all'art. 157 C.d.S., comma 6, che nel verbale si denunciava violata, non riguardava l'ipotesi contestata relativa alla sosta senza esporre il titolo di pagamento - rilevando che nel verbale era stata comunque indicata la fattispecie contestata e che l'art. 157 C.d.S., comma 6 deve essere coordinato con il disposto di cui all'art. 7/f, secondo cui i Comuni possono stabilire, previa deliberazione della Giunta, aree destinate al parcheggio sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una somma da riscuotere.

Attivatasi procedura ex art. 375 cod. proc. civ. il Procuratore Generale ha inviato richiesta scritta di rigetto del ricorso per manifesta infondatezza. Tale richiesta va disattesa,essendo il ricorso manifestamente fondato relativamente al primo motivo, dovendo ritenersi assorbiti gli altri. Al riguardo occorre considerare che in tema di giudizio di cassazione, l'inammissibilità della pronunzia in camera di consiglio è ravvisabile solo ove la Suprema Corte ritenga che non ricorrano le ipotesi di cui all'art. 375 cod. proc. civ., comma 1 ovvero che emergano condizioni incompatibili con una trattazione abbreviata, nel qual caso la causa deve essere rinviata alla pubblica udienza. Ove, per contro, la Corte ritenga che la decisione del ricorso presenti aspetti d'evidenza compatibili con l'immediata decisione, ben può pronunziarsi per la manifesta fondatezza dell'impugnazione, anche nel caso in cui le conclusioni del P.G. siano state all'opposto, per la manifesta infondatezza , e viceversa (Cass. 13748/20007).

Con il primo motivo la ricorrente, lamentando che la sentenza aveva travisato un fatto per convalidare l'applicazione di una norma peraltro erroneamente individuata,deduce che la sanzione da applicare era quella prevista dall'art. 7/f, n. 15, versandosi pacificamente in zona tariffata;non sussiste alcun coordinamento fra l'art. 7/f e l'art. 157 C.d.S., comma 6, trattandosi di ipotesi diverse e non potendo trovare applicazione l'analogia.

Con il secondo motivo la ricorrente,lamentando la violazione falsa applicazione dell'art. 7/f, art. 157 C.d.S., comma 6, nonchè della L. n. 127 del 1997, art. 32 deduce che, ai sensi dell'art. 157 C.d.S., comma 6 l'automobilista ha l'obbligo di porre in funzione il dispositivo di controllo di durata della sosta ma non individua il pagamento come fatto costitutivo dell'illecito, mentre non rientra nei poteri degli ausiliari del traffico quello di sanzionare i comportamenti vietati dall'art. 157 C.d.S., comma 6.

Con il terzo motivo la ricorrente deduce che l'ordinanza dirigenziale prodotta non era sufficiente ad istituire una zona tariffata,mentre la P.A.. avrebbe dovuto dimostrare l'esistenza o meno del cartello verticale in epoca anteriore alla contravvenzione.

Con il quarto motivo la ricorrente denuncia l'inapplicabilità, in materia di verbali di accertamento delle violazioni del C.d.S., della normativa che consente la sottoscrizione meccanica degli atti.

La doglianza formulata con il primo motivo va accolta, attesa l'incertezza della contestazione di cui al verbale di contravvenzione, in cui si denunciava la violazione dell'art. 157 C.d.S., comma 6 che prevede e punisce un'ipotesi di illecito-sosta a tempo, in cui ai conducenti è imposto esclusivamente l'obbligo di segnalare, in modo visibile, orario in cui la sosta ha inizio - del tutto diversa dalla condotta che nello stesso verbale era poi ascritta-sosta effettuata senza esporre il titolo di pagamento, al quale la stessa è in tal caso subordinata - rivelandosi perciò del tutto erroneo il supposto coordinamento fra le due norme.

Gli altri motivi sono assorbiti dall'accoglimento del primo. la sentenza va cassata in relazione al motivo accolto,assorbiti gli altri; non essendo necessari ulteriori accertamenti, la causa va decisa nel merito ai sensi dell'art. 384 cod. proc. civ. deve essere annullato il verbale di contravvenzione impugnato.

Le spese del giudizio di merito e della presente fase vanno poste a carico dell'intimato, risultato soccombente.

P.Q.M.

Accoglie il primo motivo del ricorso assorbiti gli altri cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, annulla il verbale di contravvenzione impugnato.

Condanna l'intimato al pagamento in favore della ricorrente delle spese liquidate per il giudizio di merito in Euro 600,00 per onorari di avvocato ed Euro 100,00 per esborsi per la presente fase in Euro 400,00 per onorari di avvocato ed Euro 100,00 per esborsi,oltre spese generali ed accessori di legge.



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